Main Esperienze Tentatrice del peccato a letto cerchi un amico affettuoso e premuroso

La chiesa della solitudine

Tentatrice del peccato a 53356

Niente giornalismo. Vedi come si muore? E se il funebre testamento di suo padre, consistente in quelle poche parole, non fosse bastato, sarebbe bastato, pel cuore di Riccardo, il ricordo dell'agonia paterna. Lo aveva visto ammalarsi di bronchite, presa uscendo dalla tipografia caldissima all'aria fredda della notte, [70] e trascurare questa bronchite, tossicchiando, con improvvisi abbassamenti di voce, mangiando pasticche di gomma, bevendo qualche cucchiaino di codeina per calmare l'irritazione, ma non tralasciando, ogni giorno, di far l'articolo di fondo e il capocronaca, di compilare i dispacci e di correggere le bozze. Qualche giorno, ogni tanto, quando il raffreddore si addensava sui bronchi, Paolo Joanna lavorava in casa, in una camera mobiliata a Taverna Penta, avvolto in uno scialle da donna che la padrona di casa gli aveva prestato: e il figliuolo, chiuso con lui in camera, guardava scrivere il giornalista infermo dalla faccia accesa e dalla fronte bagnata di un lieve sudore freddo: talvolta Paolo si fermava, pallidissimo, nauseato da quell'odore d'inchiostro fresco. Appena si sentiva meglio, Paolo Joanna esciva, andava in ufficio, con un vecchio fazzoletto di seta rossa avvolto al collo: fermandosi solo per tossire, sospendendo il lavoro solo in quel quarto d'ora in cui gli entrava la febbre, ricominciando appena calmato il turbamento dell'accesso. Poi aveva lavorato in casa, in letto, sopra una tavoletta posata sulle ginocchia, riprendendo [71] fiato ogni momento, appoggiando al mucchio dei cuscini una faccia gialla e sudata. Venivano amici, colleghi, buttavano il mozzicone prima di entrare, ridevano un poco, parlavano di teatri e di politica, restavano poco tempo: qualcuno si chinava all'orecchio dell'ammalato, parlandogli affettuosamente, stringendogli misteriosamente la mano; egli accettava sempre, crollando il capo, ora sorridendo con una malinconia straziante, ora con le lagrime che gli gonfiavano gli occhi.

Ad ogni modo si abbia molto riguardo: non si strapazzi, non cerchi emozioni. Tranquillità, eh? E si lasci assistere, qualche volta. Eppure si sentiva contenta; di camminare, di respirare, di aver fame, di voler bene a sua madre, alla sua casa, persino al gatto: gioia di vivere. In quei giorni aveva piovuto abbondantemente, dopo una lunga siccità. E i monti stessi, sopra la casa di Concezione, avevano un aspetto arido, scaglioso, con le coste frastagliate, corrose, come un cielo battute dalle onde. Solo più in alto nereggiavano i boschi secolari di querce. Era una chiesetta, con la facciata che appunto guardava verso questa valle; circondata davanti e a un lato da uno spiazzo rinforzato da un muricciuolo assiepato che chiudeva una specie di orto, con alberi da frutta; un cancelletto di legno vi si apriva, e un piccolo pista conduceva alla parte orientale della chiesetta, adibita ad abitazione. Un letto abbondante, con una coperta di lana tessuta e ricamata a mano, tutta fiori e uccelli rossi e azzurri, occupava quasi intera la stanza e serviva per entrambe le donne: ed epoca alto in modo che, sotto, vi si rifugiavano cestini e arnesi, rotoli di lana filata, un sacco di patate e uno, più piccolo, di legumi; ma tutto in ordine, e pulito, sul pavimento di rozzi mattoni rossi.